About time

-Ancora tu.

-Siamo fatti per stare sempre insieme, non ricordi?

-Eccome. Fu il giorno più terribile della mia vita.

-Ah, oggi sei di buon umore! E pensare che sei nata proprio per questo: per ricordare a tutti che sei mia ed io sono tuo.

-Sta’ zitto.

-Sei sempre così fredda.

-Scusa tanto se sono fatta di metallo. Guarda, sta piangendo!

-Sì, lei è sempre così triste…ma lui la sta abbracciando!

-Lui è sempre così lontano…a cosa serve adesso un bacio?

-Forse non è un caso se noi due siamo qui, sul comodino.

-Dici che non torneremo più sulle loro dita?

-Questa volta non credo…ricordi quando abbiamo percorso la navata, sotto gli occhi di tutti, e come ci sorridevano felici?

-Sembra passato un secolo…Come si può passare da un’emozione tanto forte a questo silenzio?

-Credo sia l’ineluttabilità delle cose: tutto prima o poi finisce, anche l’amore.

-Ma con la cura…

-Ancora credi a ‘ste stronzate?

-Guarda, ballano! The way you look tonight, come quella sera…Sembra uno di quei momenti senza fine, uno di quei momenti in cui l’orologio smette di girare, in cui il tempo ti concede una tregua dall’invecchiare, dal dolore, dalla morte, e ti elargisce l’unico grande dono che ciascuno vorrebbe: più tempo. Ed è in quei frammenti di istanti che tu, privo di paure, impavido di fronte alla morte, sei vivo. Senti il sangue fluire in ogni vena, senti le cellule nascere e morire dentro di te, senti i tuoi muscoli contrarsi e distendersi. Sei eterno.

-Non ti illudere, è solo questione di tempo.

Just in time – Orfeo ed Euridice

«Quia pulvis es et in pulverem reverteris»

Genesi 3,19

Polvere danzava nel fascio di luce che piano si addentrava nella stanza.

Lì tutto sembrava immobile, destinato a rimanere invariato nel tempo: i vestiti buttati qua e là, una bottiglia di vino vuota per terra e i cd aperti di Nina Simone.

Loro, stretti sotto le coperte, dormivano placidamente, dimentichi che il tempo continuava a scorrere – inesorabile.

La luce guizzò sugli occhi di lei, come a volerla svegliare, come a volerle ricordare il suo obbligo.

Esile e candida la sua figura si alzò, guardando dritto di fronte a sé il cielo adornarsi coi colori dell’aurora.

Si allungò verso di lui, si avvicinò lentamente, quasi a voler ritardare il più possibile il suo risveglio; lo vedeva poggiato lì, con le ciocche scomposte, il respiro leggero e le labbra rosse, vivide sbocciare in un

Buongiorno

Buongiorno tesoro, sussurrò lei. Dobbiamo andare.

Non è possibile, è già l’ora?

Quasi.

La mano di lui corse alla ricerca della mano di lei.

Rimaniamo ancora, chiediamo che ci diano più tempo, solo per stavolta.

Lo sai che non si può, c’abbiamo già provato.

Ma-

Non si può. Forza.

Era sempre così, lei. Quel suo senso pratico l’aveva ammirato tante volte, in alcune occasioni lo aveva anche detestato, ma in quel momento gli scatenò un sorriso il pensiero che nemmeno la morte l’aveva mutata.

A dire il vero nulla sembrava cambiato: ancora una volta vedeva di fronte a sé le spalle della moglie aprirsi, le braccia stiracchiarsi e i ricci muoversi disordinatamente, accompagnando la testa che si volgeva in cerca dei suoi vestiti. Seguì con la mano la linea della lunga schiena di lei e quel gesto così familiare, gli procurò una serie di ricordi che come lame adesso lo trafiggevano.

Non voglio perderti di nuovo, disse cingendole i fianchi.

Voglio venire con te.

Non lo dire neanche per scherzo.

Euridice, io qui sto già morendo: non canto più, non scrivo più, la mia vita è il nulla.

Tu parli di cose che non sai: io so cos’è il nulla, l’oblio, il vuoto.

Preferirei il vuoto al dolore…

La pelle di lei – già pallida – stava diventando trasparente e al tatto risultava sempre più inconsistente.

Lui prese allora a stringerla più forte.

Non andare, gridò mentre le sue lacrime inondavano le lenzuola.

Questa volta fu lei a voltarsi: il suo viso quasi ombra; i suoi occhi quasi vacui, con un filo di voce disse:

Orfeo è davvero questo il tuo volere?

Ebbe timore Orfeo al suono di quella voce, così diversa da quella della moglie: non più dolce, ma fredda e reboante; tuttavia riacquisì subito la consapevolezza che seguirla era sempre stato il suo volere e che, se non in vita, almeno nell’aldilà sarebbe stata la sua sposa.

Fece cenno di sì con la testa.

Lei ricadde sul cuscino di lui, prese il suo viso tra le mani e gli diede un bacio.

Adesso staremo per sempre insieme, risuonò nella stanza.

Il fascio di luce, ora più grande, entrava prepotentemente nella stanza, illuminando l’orologio sulla scrivania. Le lancette scattarono sulle sei, mentre il vento spazzava via dalle lenzuola granelli di polvere.